Lettera ad un figlio

Lettera ad un figlio.

 

C’e’ un vuoto nella mia vita. Non passa giorno senza che io ti pensi, ti cerchi ovunque con gli occhi, ogni squillo di telefono e’ un sobbalzo del cuore e poi un sogno che muore. Spesso ti rivedo quando eri piccino. Penso alle ore passate assieme giocando, al tempo trascorso in ospedale tenendoti la manina tra le gelide sponde del letto. “Insieme” e’ parola oggi diventata a me estranea, carica di gioia, speranza, rabbia, disillusione ma soprattutto solitudine. Il mio cuore piange silenziosamente, la ferita aperta non si rimargina. Quello del genitore e’ compito molto arduo e non c’e’ manuale che ti possa aiutare; non nego di aver fatto degli sbagli, ma possono giustificare questa tua lontananza? Questo silenzio senza parole? Questa mia solitudine? Poco tempo fa mi e’ capitata tra le mani una tua fotografia… Come eri bello e sereno. Nelle mie orecchie c’e’ ancora il click della macchina fotografica, i miei occhi ti vedono in quella frazione di secondo, poi… piu’ niente; oggi solo la speranza di riabbracciarti. Perche’ e’ accaduto tutto questo? Ho diritto ad una spiegazione, a potermi difendere, a dire la mia vita, le mie sofferenze. Vorrei tanto vederti, o meglio, che tu vedessi me ora; i cambiamenti che ho fatto, spesso pensando a te; ma a volte penso di aver fatto tutto questo per nulla. Ho perso in un anno 40 chili, ho comprato un piccolo appartamento assieme al mio compagno, ho smesso di bere, frequento tutti i lunedi’ il cat, dove ho trovato persone speciali, che sanno ascoltarmi e mi vogliono un mondo di bene come io a loro; siamo una piccola famiglia unita da un filo conduttore: niente alcol, costruirsi una vita serena. Credo di essere cambiata molto; una mamma molto diversa da quella che tu hai lasciato. E tu? Non so nulla di te. Questi anni sono passati come il soffio del vento in un giorno di primavera quando tutto rinasce; non pero’ il nostro legame che lascia in me un vuoto incolmabile. Ogni volta che ti penso soffro come il primo giorno e non riesco a capacitarmi che sono trascorsi otto anni: un’eternita’. L’unica certezza e’ che un giorno le sofferenze cesseranno perche’ questa vita non e’ eterna. Dopo averti scritto queste parole, uscite dal profondo del cuore, vorrei un riscontro e una risposta alla domanda “Perche’ ti sei allontanato?”. Entrambi abbiamo bisogno di una risposta vera senza che passi altro tempo. Ti vorrei incontrare, seduti ad un tavolo, occhi negli occhi, pronti a conoscere fino in fondo le reciproche verita’. Ti saluto con l’intensita’ di affetto e di sofferenza che appartiene solo alle madri.

Paola

Sono andata a consegnare questa lettera a mio figlio. Mi e’ sembrato freddo e non ben disposto nei miei confronti, intento a rigirare la lettera tra le mani con disagio. Gli ho detto che se avesse avuto intenzione di leggerla poteva tenerla, in caso contrario di restituirmela. CI ha pensato un po’ su ed ha deciso di tenerla. Ora eccomi qua con poche certezze e mille dubbi, ma sapro’ aspettare perche’ sono sua madre.

Le parole magiche:

“il terreno e’ ghiacciato, la pianura sconfinata, il nostro plotone, in difficolta’, rischia di fermarsi. Guardo gli altri… riprendo a camminare… non dico nulla… gli altri verranno… A sera siamo tutti al riparo in un’isba’.”

da un diario della ritirata dalla Russia

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